Il problema sono le analisi, le analisi sui vaccini, o Corvelva?

Il problema sono le analisi, le analisi sui vaccini, o Corvelva?

La pubblicazione da parte del Corvelva di analisi eseguite sui vaccini (https://goo.gl/uzTWtm) ha destato stupore e scandalizzato taluni personaggi della cosiddetta “comunità scientifica” - come se i ricercatori che lavorano ogni giorno nei laboratori, i medici o biologi che hanno dubbi e li vogliono dirimere, non facessero parte di questa “comunità” - e molte delle critiche piovute sulla nostra associazione e su chi ha ritenuto interessanti le nostre ricerche scientifiche, vertono sulla mancanza di attendibilità, di pubblicazioni peer-reviewed, ecc.

Voglio sottolineare che queste sono ricerche scientifiche, lo sono in quanto riproducibili e non teoriche, dati puri e semplici senza alcuna “dietrologia”, dati che escono da laboratori accreditati che lavorano abitualmente per conto terzi senza che, a nessuno, la cosa desti perplessità...

Ma quello su cui vorrei soffermarmi oggi è: cosa accade negli altri “ambienti”?

Cosa accade quando sotto la lente d'ingrandimento non ci sono i "sacri" vaccini, bensì altri prodotti di uso più o meno quotidiano, nel mondo, prodotti che comunque sono sottoposti a controlli per ciò che riguarda un qualche “rischio salute”?

Facendo una breve ricerca sul web, escono risultati interessanti su molti argomenti e/o prodotti diversi: alimentari, cosmetici, ecc.
Inoltre, emerge un fatto: ASL, SISP, ed altri enti sono coinvolti in una continua (ed incoraggiata) azione di controllo, analisi e verifica delle caratteristiche che compongono svariati prodotti immessi quotidianamente sul mercato, liberamente acquistati dai cittadini; si verificano ad esempio presenza di metalli pesanti nei cosmetici, come anche carica batterica e/o presenza di composti chimici nei prodotti alimentari (sia per consumo umano che animale). Non trovo traccia di analoghe azioni svolte nel controllo di farmaci e vaccini da parte degli stessi soggetti. In compenso sul web si sprecano le notizie relative ai controlli dei Nas sulle autocertificazioni dei libretti vaccinali nelle scuole!

Spesso e volentieri, però, analisi analoghe sono commissionate da associazioni, riviste, enti a vario titolo; vengono regolarmente pubblicate sul web, trovando anche, molto spesso, eco sui quotidiani o comunque nei canali mediatici.

Non è un paradosso? In qualsiasi ambito, l’interesse che la società civile nutre nel verificare cosa effettivamente venga immesso sul mercato, non solo è ritenuto lecito, anzi addirittura viene percepito come azione lodevole (e lo è a mio avviso). Pensateci, qualcuno mette in ridicolo un’analisi condotta da un “privato” sulla presenza di glifosato nelle principali marche di pasta venduta in Italia? (https://goo.gl/mNNSTP). Eppure viene citato un generico “primario laboratorio europeo”, non vengono pubblicati dati peer-reviewed, non vi è traccia di certificazioni. Una legittima denuncia da parte di un ente terzo che ha condotto delle analisi e ne pubblica il risultato, citando marchi e tipologia dei prodotti analizzati. Il rischio per la salute è corroborato da diverse pubblicazioni sulla tossicità del glifosato. Stessa cosa possiamo dire di analisi su cosmetici, altri alimenti, ecc, dove si possono rilevare tracce di nichel, allergeni, o altro. Tutte analisi lecite, a quanto pare, per la comunità scientifica!

Allora, mi si spieghi cortesemente cosa cambia quando il prodotto da analizzare è un medicinale, i destinatari del prodotto sono bambini, e vi è una legge che ne obbliga la somministrazione…
Davvero ha un senso lo “stupore” o lo sdegno o la derisione, quando l’indagine riguarda i vaccini?
Scientificamente parlando, qual è il significato delle dichiarazioni che abbiamo letto in riferimento alle nostre analisi?
Scientificamente parlando, dove sono le risposte e le evidenze che smentiscono tali dati?
Scientificamente parlando, quali delle analisi già esistenti che vengono citate sono pubblicate a disposizione del pubblico e riportano dati che smentiscono quelle pubblicate dal Corvelva?

Se le risposte scientifiche mancano, oppure vengono volutamente omesse, siamo di fronte ad una levata di scudi che ha molto in comune con un processo religioso, e molto poco in comune con un approccio scientifico al problema: all’interno dei vaccini analizzati vi sono composti chimici e biologici che possono comportare seri rischi per la salute della popolazione! E’ il caso di indagare?

Stando invece alle dichiarazioni di sedicenti professori e luminosi cattedratici, il problema starebbe tutto nel fatto che “i no vax” hanno ricevuto credito da parte di una istituzione nazionale.
Per noi invece è scandaloso che nessuna di queste menti superiori, nè nessuna Istituzione nazionale preposta alla salvaguardia della salute, abbia ritenuto opportuno verificare quanto pubblicato dal Corvelva. Il problema è che nessuno abbia commentato in merito ai risvolti, sulla salute, di contaminazioni all’interno di farmaci destinati alla somministrazione pediatrica su bambini sani. Il problema è che siamo di fronte a dati allarmanti ed abbiamo umilmente chiesto spiegazioni al riguardo, senza ricevere alcuna risposta.

Questa è scienza? Noi chiediamo che le stesse analisi vengano ripetute, chiediamo di ricevere i risultati dei famosi controlli che vengono effettuati sui vaccini nelle varie fasi che intercorrono dalla produzione all’immissione in commercio, chiediamo principio di precauzione su un farmaco biologico, che in alcuni approfondimenti ha dimostrato avere dei profili di rischio concreti, e la “comunità scientifica” risponde col dileggio e lo sdegno?

Sinceramente, tutto questo ha molto a che vedere con l’oscurantismo, la superstizione, l’approccio fideistico. Molto molto poco, anzi nulla a che vedere con l’approccio scientifico.

Auspichiamo una seria riflessione in merito da parte del pubblico, composto anche da consumatori direttamente interessati, nel frattempo continuiamo a rimanere in attesa di risposte scientifiche da parte di chi è competente per darle. La comunità scientifica è in grado di rispondere nel merito dei risultati delle analisi? Le Istituzioni sono in grado di verificare la sussistenza reale di un rischio


Riferimenti: