Il Burundi espelle i funzionari dell'OMS che coordinano la risposta del coronavirus

Il Burundi espelle i funzionari dell'OMS che coordinano la risposta del coronavirus

Una lettera del ministero degli Esteri vista dall'Associated Press afferma che il rappresentante dell'OMS in Burundi, Walter Kazadi Mulombo, è stato dichiarato “persona non gradita” e deve lasciare la nazione dell'Africa orientale entro venerdì 15 maggio. Nella lettera vengono citati anche altri tre esperti dell'OMS, il dott. Walter Kazadi Mulombo coordinatore del coronavirus del paese, il dott. Jean Pierre Mulunda Nkata - capo delle malattie trasmissibili, il dott. Ruhana Mirindi Bisimwa - esperto nei test per COVID-19, il professor Daniel Tarzy.

Queste che avete letto erano le prime righe di un articolo che stavamo per scrivere sull'ultima notizia dall'Africa, però qualcosa non quadrava e abbiamo approfondito.

Le fonti giornalistiche più patinate accusano il governo del Burundi di aver agito per evitare presunte ingerenze sulle prossime elezioni, e tutti ribadiscono la necessità di avere esperti qualificati, quelli dell'OMS, ad aiutare la Nazione a superare la crisi da Covid19. Secondo l'onda informativa a reti unificate, l'OMS avrebbe suggerito al governo di limitare le elezioni poiché possibile fonte di focolai epidemici e a quel punto il Ministro degli Esteri, avrebbe di fatto ordinato agli esperti di uscire dal Paese... fine della storia?

Le cose, come sempre, sono più complesse di come appaiono. Uno degli esperti oggi cacciati dal Burundi, il Dott. W. Kazadi Mulombo, in un tweet dell'8 maggio 2020, smentiva la notizia del The Jerusalem Post dove veniva fatto il suo nome a proposito di una sperimentazione di un farmaco anti-HIV israeliano, il Gammora, nel contesto dell'epidemia Covid-19.

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Quindi un membro dell'OMS in prima linea in Burundi nella gestione dell'emergenza Covid19, si dissocia da un'articolo definendolo "Un esempio spregevole". L'articolo si riferiva appunto ad un farmaco anti-HIV, definito miracoloso per i pazienti Covid19, ma va contestualizzato bene. Si parla della Repubblica Democratica del Congo dove, al momento della sperimentazione, si contavano 300 contagiati di cui non conosciamo lo stato di salute, su una popolazione di 84 milioni di persone (per capirci oggi ne ha poco più di 1200) e molti stati panafricani si erano opposti con molta durezza alla sperimentazione sulla popolazione africana sia di vaccini che antivirali o farmaci in generale poiché, giustamente, ribadivano il non voler usare i loro cittadini come topi di laboratorio su cui sperimentare qualsiasi farmaco (come già ampiamente accaduto anche nel recente passato). A questo si aggiunge che il nome del Dott. Mulombo viene accostato ad un'azienda abituata alle false affermazioni scientifiche. Come scrive il sito HIV Cure, la società israeliana Zion Medical lavora a comunicati stampa eclatanti su fantomatici studi che attestano ancora più fantomatici effetti benefici del loro farmaco Gammora e questo, in una situazione esplosiva dove molti autorevoli membri panafricani si sono dichiarati fermamente contrari alla sperimentazione in Africa, rendeva la posizione di Mulombo molto critica agl'occhi della politica.

Ci sarebbe piaciuto finire qua il nostro approfondimento ma la situazione è forse molto peggio di quello che i media dicono. Il Governo del Burundi in realtà avrebbe deciso di cacciare gli esperti già sotto accusa per articoli su presunte sperimentazioni, dopo un'inchiesta giornalistica intitolata "L’OMS rattrapée par l’«Ebola business»" (OMS superato da "Ebola business"). L'inchesta, firmata dai giornalisti Emmanuel Freudenthal e Joao Coelho, ha fatto parecchio clamore in molti stati africani: e-mail e documenti dimostrerebbero che alcuni dipendenti dell'OMS, intervenuti per l'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo nel 2018, sarebbero al centro di un "business Ebola" da 2 milioni di dollari (1,8 milioni di euro) al mese. Auto di proprietà degli esperti, parecchie, messe a noleggio a $ 3.000 per veicolo al mese. Una vera fortuna in un paese in cui il reddito medio mensile non supera l'equivalente di 50 euro.

A confermare le accuse dei giornalisti troviamo le dichiarazioni del dott. Michel Yao, che coordina la risposta di Ebola per l'OMS, in cui dice chiaramente che "Non è accettabile... non possono più fare il loro lavoro con tutta la probità necessaria".

Alcuni personaggi coinvolti nell'inchiesta giornalistica sulla Repubblica Democratica del Congo sono proprio gli stessi cacciati oggi dal Burundi.

Come vedete "la verità" non esiste, la realtà è così complessa e piena di variabili che è impossibile determinare quale versione sia giusta, se gli esperti fossero di ostacolo a delle libere e democratiche elezioni e pertanto il Burundi abbia posto la democrazia in primo piano rispetto all'emergenza Covid19, oppure se tutto sia dovuto ad una perdita totale di fiducia negli esperti OMS, sputtanati in mezzo mondo per piccole o grandi presunte ruberie. A voi approfondire e capire, di certo l'OMS non sta brillando in trasparenza.


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