Aviaria: Una pandemia inventata

Aviaria: Una pandemia inventata

Esiste un controllo quando si parla di farmaci, anzi due: gli organi governativi che stabiliscono leggi e regole e i medici che con il “controllo sul campo” leggono i risultati e gli eventuali effetti collaterali di un farmaco. Perlomeno su carta esiste un controllo, ma tra le aziende produttrici di farmaci e gli enti di controllo e gli operatori sanitari vi è una sorta di “patto di fiducia”. Fino a prova contraria, se l’azienda afferma che un farmaco ha un certo effetto, gli utilizzatori, cioè i medici e i pazienti come destinatari finali, si fidano.

La comunità scientifica è parte attiva, o dovrebbe esserlo, di questo doppio controllo. Passano o dovrebbero passare tutto al vaglio anche con studi scientifici i dati, i risultati, le statistiche. Se le aziende farmaceutiche, che ovviamente essendo soggetti privati devono poter far utili dal lavoro che svolgono, dovessero nascondere dei dati commetterebbero due grosse scorrettezze: verso la medicina e verso la società. La trasparenza delle aziende dovrebbe essere un dovere e non un optional e la verifica da parte degli enti di controllo dovrebbe essere precisa e non basata su un “patto di fiducia”. Ma così non è, quasi mai.

L’Epidemia di Aviaria del 2006 fu orchestrata così tanto bene da muovere intere nazioni nell’acquistare un singolo farmaco, il Tamiflu. Questo farmaco, la cui molecola si chiama oseltamivir, fu “venduto” al mondo accademico e politico come il rimedio preventivo per l’imminente pandemia di influenza Aviaria, una pandemia che secondo i media di tutto il mondo aveva una mortalità nettamente superiore alla normalissima influenza e, sempre a detta dei media mainstream, un R0 (potenziale di contagio) così esponenziale da dover correre ai ripari con tempestività, insomma, la pandemia mortale era certa e avevano il rimedio.

Come vi dicevamo poco più sopra, se è anche pur vero che tra produttrici di farmaci e gli enti di controllo e gli operatori sanitari vi è una sorta di “patto di fiducia”, un farmaco non passa senza un supporto scientifico, infatti il Tamiflu fu accompagnato da studi scientifici che ne dimostravano l’efficacia.

L’agitazione era tale in tutto il mondo che le nazioni comprarono scorte enormi di Tamiflu, parliamo di milioni di dosi. Il dipartimento della Salute britannico comprò 40 milioni di dosi del medicinale prodotto dalla Roche e lo prescrisse a sole 200mila persone. Costo totale: 500 milioni di sterline. Tutt’oggi sul sito dell’ISS si trovano chiari riferimenti sull’influenza Aviaria del 2006 descritta come influenza pandemica e nella profilassi veniva chiaramente suggerito, anche in Italia, l’uso del Tamiflu. Tutto sembrava funzionare alla perfezione, gli uccelli migratori portavano questo virus in tutto il mondo, arginarlo era impossibile, la cura era il Tamiflu, la pandemia era così vicina da inginocchiare. La FAO avvertiva i governi delle aree colpite dal virus che l'eliminazione di massa degli uccelli infetti non è sufficiente per fermare la diffusione della malattia. È necessaria anche la vaccinazione negli allevamenti a rischio. Vaccinazione intensiva di tutti gli uccelli destinati ad allevamento e preparazione degli stati all’acquisto di milioni e milioni di dosi. L’OMS riportava una mortalità del virus dell’Aviaria del 53% dei casi, in Vietnam si verificano 13 casi di influenza aviaria nell'uomo, di cui 12 mortali. Percentuali che andavano ben oltre l’epidemia, era pandemia e mortale nel 53% dei casi.

 Ma la pandemia non arrivò mai, i casi furono poche centinaia di decessi in tutta Europa con un’incidenza nettamente inferiore all’influenza stagionale. In Italia il 2006 fu l’anno che, secondo i dati ISTAT, morirono per complicanze da virus influenzali ben 296 persone, l’anno successivo senza Aviaria ne morirono 411 e nel 2008 ne morirono 454. Non solo l’epidemia non arrivò ma iniziarono ad uscire i dati reali sull’Aviaria.

Era palese al mondo intero che non vi era stata la pandemia, e poco male se le scorte di Tamflu abbondavano, si era scongiurata una quasi epidemia senza neppure usare il farmaco miracoloso.

Fu in quel momento, proprio in Inghilterra, che i ricercatori della Cochrane Collaboration tuonarono a tutto il mondo: "Non lo prescriveremmo ai nostri pazienti, non riduce le complicazioni"

Studi successivi mostrarono che l’efficacia palesata dai produttori del farmaco non esisteva (https://goo.gl/xutnMi) e sorgevano molti dubbi sulla sua utilità (https://goo.gl/3u9xT7), sugli effetti collaterali e sul rapporto costo beneficio. Insomma, un farmaco totalmente inutile con il sospetto di gravi effetti indesiderati secondari.

A questo punto era scontato andare a controllare i dati alla fonte, rivedere le statistiche e le sperimentazioni richiedendo all’azienda la documentazione del caso. Il problema è sorto quando si è scoperto che i dati in realtà non esistevano, o meglio, l’azienda non intendeva fornirli e, dopo una promessa iniziale di disponibilità, ha ritrattato anche in maniera piuttosto brusca. Il risultato, dopo un iniziale disorientamento, è stato un dibattito accesissimo tra azienda, organismi di controllo e scienziati. La notizia che l’azienda che produce questo farmaco (la Roche) si sia irrigidita sulle sue posizioni ha indignato non poche persone.

Si mossero il British Medical Journal (https://goo.gl/ovM2MB), l’agenzia europea del farmaco (EMA) e numerosi scienziati, medici e divulgatori, ed in breve arrivò la notizia al grande pubblico fino ad approdare al parlamento inglese (https://goo.gl/BdDRAv).
In Italia, ovviamente, quasi il silenzio, se non fosse per Tom Jefferson, italiano componente della Cochrane, anche se comunque la notizia non si diffuse fuori da certi ambienti.

Divertente vedere come reagì l’ente controllore europeo EMA, timidamente dichiarò di prendere in seria considerazione il fatto che i dati in possesso delle aziende farmaceutiche, relative a molecole farmacologiche in vendita, a sperimentazioni e a pubblicazioni scientifiche, dovevano essere pubblici e liberamente consultabili. Non verificati dall’EMA ma semplicemente pubblici, molto spesso solo per addetti ai lavori.
L’EMA arrivò a dichiarare che “chi non applica trasparenza sarà boicottato”, fatto regolarmente non fatto rispettare come abbiamo visto per gli studi sulla sicurezza dell’esavalente GSK.

La Roche fino al 2009 non rilasciò studi del Tamiflu, nessuna pressione governativa, istituzionale, medica o scientifica riuscì a far tirar fuori i documenti alla Roche, pertanto, nessuno aveva fatto i dovuti controlli sul farmaco Tamiflu, comprato dai governi in enormi quantità anche su indicazione dell’Organizzazione mondiale della sanità e ritenuto, appunto, inutile dal gruppo di medici indipendenti Cochrane Collaboration.

Concludiamo ricordando che la stessa FDA che nel 2006 aveva dichiarato che il Tamiflu non doveva essere utilizzato sui bambini per la comparsa di troppe reazioni avversi, a distanza di pochi anni approvò definitivamente questo anti-virale sia per età pediatrica che per adulti.

Di chi è il Tamiflu?
Il nome commerciale è Tamiflu ma la molecola è l’Oseltamivir. LOseltamivir è stato brevettato dal 1997 al 2001 dalla Gilead Sciences che è un colosso americano del biotech particolarmente attivo nei nuovi prodotti per le malattie infettive tra cui l'Hiv. La Gilead Sciences è un'azienda che ha tassi di crescita imponenti nel tempo. Il fatturato è triplicato negli ultimi 4 anni e oggi vale 28 miliardi di dollari (fonte il Sole24Ore). Gilead ha prodotto nel 2016 oltre 13 miliardi di dollari, il 44% dell'intero giro d'affari della fascia biotech. Il suo valore oggi è di 110 miliardi di dollari ben 4 volte il fatturato. Nel 2017 ha generato flussi di cassa pari al 45% dei ricavi e all'11% della capitalizzazione. La Gilead Sciences era ed è una vera e propria macchina da soldi. Non temete, torneremo presto in un altro articolo sulla Gilead Sciences dato che è la stessa azienda che alzò il prezzo del medicinale per curare l’apatite C da pochi dollari a oltre 1000 dollari a pillala.

La Gilead Sciences, dopo il 2001, ha venduto il brevetto dell’Oseltamivir alla Roche, trattenendo dei diritti sulla vendita del medicinale. Da ricordare che il fato volle che Donald Rumsfeld – segretario della Difesa degli Stati Uniti sotto l’amministrazione del Presidente Gerald Ford dal 1975 al 1977 e successivamente sotto il presidente George W. Bush, dal 2001 al 2006 – è stato presidente della Gilead Sciences dal 1997 al 2001.


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