Paracetamolo: aumentati del 44% i casi di avvelenamento in 10 anni. Bisogna ridurne l’uso e regolamentare la vendita

Paracetamolo: aumentati del 44% i casi di avvelenamento in 10 anni.  Bisogna ridurne l’uso e regolamentare la vendita

A tutti noi sarà capitato di assumere una compressa di paracetamolo per abbassare la febbre o per far passare mal di testa e altri dolori. Il paracetamolo, principio attivo contenuto in tanti farmaci molto diffusi come ad esempio la Tachipirina, è molto facile da reperire e percepito come sicuro, tanto da poter essere somministrato anche ai bambini e alle donne in gravidanza.

Ma non senza controindicazioni, soprattutto per il fegato. In Australia, ad esempio, i casi di avvelenamenti provocati dal paracetamolo, negli ultimi dieci anni sono aumentati del 44%. A rivelarlo, uno studio pubblicato sul Medical Journal of Australia che ha analizzato i dati dei ricoveri ospedalieri, delle chiamate al centro antiveleni e dei registri dei coroner per esaminare avvelenamenti, lesioni epatiche e decessi correlati all’assunzione del paracetamolo.

Tra il 2016 e il 2017 i ricoveri per problemi legati alla somministrazione del noto farmaco sono stati oltre 95mila, il 44% in più rispetto al decennio precedente.

I casi di lesioni epatiche provocate dal paracetamolo sono raddoppiati facendo balzare il farmaco in cima alla classifica dei veleni per i quali le autorità sanitarie ricevono segnalazioni.

Il sovradosaggio può avvenire accidentalmente o in modo intenzionale: le persone assumono troppo paracetamolo per autolesionismo o perché, trattandosi di un farmaco venduto liberamente, lo percepiscono come sicuro e ne assumono più della dose consigliata.

Inoltre spesso le persone non sanno che il paracetamolo si trova in diversi prodotti per trattare raffreddore, febbre o dolori di varia natura e dunque può succedere assumano medicinali diversi contenenti paracetamolo, esponendo così l’organismo ai rischi da sovradosaggio.

Se usato in modo appropriato, rispettando i dosaggi indicati, il paracetamolo non presenta particolari pericoli per la salute, ma in caso di sovradosaggio i rischi aumentano, soprattutto per il fegato. I sintomi da intossicazione da paracetamolo includono nausea, vomito e dolore addominale e indicano un danno epatico già in corso che, nei casi più gravi, può portare alla necessità di un trapianto di fegato o alla morte.

In Australia il paracetamolo può essere acquistato fuori dal circuito delle farmacie, ad esempio al supermercati, in confezioni da 20 compresse. Non ci sono restrizioni sul numero di confezioni che una persona può comprare e non c’è bisogno della ricetta del medico o della consulenza del farmacista. In Australia è inoltre possibile procurarsi compresse a rilascio modificato di paracetamolo, associate a un maggiore rischio di overdose.

Visti i risultati, lo studio suggerisce la necessità di utilizzare il farmaco solo se strettamente necessario e, soprattutto, prendere in considerazione restrizioni sulla vendita del paracetamolo in Australia, ad esempio riducendo la quantità di compresse in una confezione, vietare la vendita di compresse a rilascio modificato e cambiare le le modalità di commercializzazione.

A queste misure, secondo lo studio è necessaria una maggiore consapevolezza da parte dei pazienti, che devono essere informati riguardo all’uso del paracetamolo e ai rischi legati al sovradosaggio.

Fonte: https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/avvelenamento-paracetamolo-australia/


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