Scriviamo al Presidente RAI Marcello Foa e al Presidente dell'Ordine dei Giornalisti Carlo Verna

Scriviamo al Presidente RAI Marcello Foa e al Presidente dell'Ordine dei Giornalisti Carlo Verna

Domenica 4 dicembre è andato in onda sulla TV pubblica, uno spettacolo indegno e indecoroso. A nostro avviso si è superato il segno con una comunicazione che riteniamo lesiva non solo della dignità di molti cittadini, ma dannosa per la stessa azienda RAI e per la categoria, già abbastanza deflazionata, dei giornalisti in generale.

Se non ci saranno prese di distanza da questo tipo di violenza verbale, il rischio di veder ripetersi tali incresciosi eventi andrà crescendo e, a nostro avviso, rischierà di generare anche futuri possibili momenti di tensione sociale, oltre che sancire una chiara deriva, da parte di un’Istituzione dello Stato, di accettazione e promulgazione dell’aggressione verbale nonché del ricorso ad idee antidemocratiche e violente rivolte a parte della popolazione italiana.

Vi preghiamo di guardare il video qui sotto e se lo riterrete opportuno, unirvi a noi nel chiedere spiegazioni sia al Presidente RAI Marcello Foa e al Presidente del Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti Carlo Verna. Potrete copiare il testo che trovate qui sotto o allegare il comunicato stampa che troverete in fondo all'articolo e inviare il tutto alle seguenti email:

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Alla cortese attenzione della Presidente RAI Marcello Foa e al Presidente del Consiglio Nazionale Ordine dei Giornalisti Carlo Verna

 

Con la presente siamo a denunciare pubblicamente un fatto avvenuto sulle reti RAI che riteniamo degno della vostra attenzione.

Domenica 4 dicembre, durante la puntata ½ h in più (Mezz'ora in più) 1 condotta dalla giornalista Lucia Annunziata, sono state pronunciate parole pesanti che, a nostro avviso, sono indegne di una TV pubblica.

Premettiamo che non vogliamo qui entrare nel merito della discussione sull’obbligatorietà vaccinale, bensì sull’utilizzo di precisa terminologia usata da una conduttrice che è dipendente/collaboratrice del servizio pubblico televisivo.

Nello specifico, all’incirca a 1 ora e 11 minuti dall’inizio trasmissione, l’Annunziata ha posto al coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, Dott. Agostino Miozzo un quesito, sulla possibilità in caso di scarsa adesione alle campagna vaccinale Covid19, che venga posto un obbligo sul vaccino. Vi citiamo letteralmente le parole della conduttrice: “Il furbetto del vaccino sarà ancora peggio del furbetto della mascherina… io penso che prima o poi lo Stato dovrà decidere di prendere per il collo le persone e farle vaccinare”. Risponde Miozzo: "Se dovesse esserci l’obbligo, potrebbe esserci per categorie ad alto rischio come i sanitari. Per gli altri, come un semplice pensionato, vale più il convincimento che l’obbligo". L’Annunziata, probabilmente insoddisfatta della risposta e forse ritenendola troppo morbida, ha rincarato la dose chiudendo con un "Si comincia con la campagna e si finisce con l'obbligo".

Vi preghiamo di porre particolare attenzione all’uso delle parole; sulla semantica intrinseca nello storytelling volutamente e forzosamente instillato dalla conduttrice poiché, rammentiamo a noi stessi, ci troviamo di fronte ad un servizio pubblico controllato dallo Stato - e di fatto obbligatorio ed addebitato sulle bollette - in una fascia oraria aperta ad un ampio pubblico e che suggerisce ed incita alla violenza verso coloro che possono porre leciti dubbi verso una pratica medica. Siamo veramente sconcertati da questo.

Vogliamo rammentare il codice etico che l’azienda RAI riserva ai propri stakeholder,2 che in premessa riassume gli obiettivi prioritari, ovvero il riconoscimento all’informazione della TV di Stato “un elevato livello qualitativo della programmazione informativa caratterizzata da una visione europea e internazionale, dal pluralismo, dalla completezza, dall’imparzialità, dall’obbiettività, dal rispetto della dignità umana, dalla deontologia professionale, dalla garanzia del contraddittorio adeguato, effettivo e leale al fine di garantire l’informazione, l’apprendimento e lo sviluppo del senso critico, civile ed etico della collettività nazionale, nel rispetto del diritto/dovere di cronaca, della verità dei fatti e del diritto dei cittadini a essere informati.

Qui poniamo il punto sul mancato rispetto della dignità umana ricordando a chi ci legge che l’Articolo 32 della Costituzione italiana prevede che:3 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Il rispetto di tutte le vigenti normative primarie e secondarie è sempre rientrante nel codice etico RAI, applicato anche in caso di “violenza, minaccia, pubblicazione di contenuti diffamatori o discriminatori, e ancora hate speech, negazione, minimizzazione, approvazione o giustificazione del genocidio o di altri crimini contro l’umanità, diffusione di contenuti pedopornografici o falsi, propaganda terroristica, cyberbullismo, lesione dei diritti di terzi, ecc.”
Proprio incentrandoci sull’hate speech, stando a quanto raccomandato dal Consiglio d’Europa nel 1997,4 ricadono nei discorsi d’odio quelle “espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o altre forme di minaccia basate sull’intolleranza, sulla discriminazione e sull’ostilità verso i minori, i migranti e le persone di origine straniera”. Indipendentemente dalle forme assunte e dalla portata giuridica (eventuali “reati d’odio”) dell’hate speech, il caso di specie ravvisa la sua gravità proprio per il medium su cui è stato mandato in onda.

Riteniamo il fatto accaduto lesivo non solo della dignità di molti cittadini, ma dannoso per la stessa azienda RAI e per la categoria, già abbastanza deflazionata, dei giornalisti in generale: se non ci saranno prese di distanza da questo tipo di violenza verbale, il rischio di veder ripetersi tali incresciosi eventi andrà crescendo e, a nostro avviso, rischierà di generare anche futuri possibili momenti di tensione sociale, oltre che sancire una chiara deriva, da parte di un’Istituzione dello Stato, di accettazione e promulgazione dell’aggressione verbale nonché del ricorso ad idee antidemocratiche e violente rivolte a parte della popolazione italiana.

Distinti saluti
Associazione Corvelva


Scarica il Comunicato stampa


  1. https://www.raiplay.it/video/2020/12/Mezzora-in-piu-7c0908b7-d64e-485e-8469-5fcb8bc671a9.html
  2. https://www.rai.it/trasparenza/La-governance-di-Rai-3c2bc9d8-6b88-43d5-ba24-a49ed6b6fa7e.html
  3. https://www.senato.it/1025?sezione=121&articolo_numero_articolo=32
  4. https://www.coe.int/en/web/freedom-expression/committee-of-ministers-adopted-texts/-/asset_publisher/aDXmrol0vvsU/content/recommendation-no-r-97-20-of-the-committee-of-ministers-to-member-states-on-hate-speech-?_101_INSTANCE_aDXmrol0vvsU_viewMode=view