Così le aziende farmaceutiche pagano i contratti dei medici. Stop alla Statale

Così le aziende farmaceutiche pagano i contratti dei medici. Stop alla Statale

«Va evitato il conflitto d’interessi per docenti e ricercatori». Il caso discusso in Cda. Restano i fondi per gli studi di base

I medici che ci prescrivono i farmaci possono essere pagati, senza che noi lo sappiano, dalle case farmaceutiche. Il meccanismo è collaudato e legale. Succede perché le università perennemente in carenza di soldi possono farsi finanziare cattedre o contratti da medico-ricercatore da finanziatori esterni, Big Pharma compresi. I rischi sono intuibili. La medicina che poi ci viene data è la migliore per noi o è indicata in difesa di altri interessi? Il primario riuscirà a essere indifferente alla multinazionale che gli finanzia l’aiuto-dottore? È il motivo per cui la Statale, in sordina perché il tema è alquanto scomodo, decide di cambiare le regole del gioco e stoppare i finanziamenti che arrivano dalle case farmaceutiche, a meno che non siano finalizzati alla ricerca di base: «Troppi rischi — confermano dall’ateneo —. È una misura precauzionale».

Il caso Avastin-Lucentis

La complessità del sistema è dimostrata bene dal caso Avastin-Lucentis esploso in Lombardia l’estate scorsa. Gli strascichi arrivano ai giorni nostri con la scelta della Statale. Sia Lucentis sia Avastin sono farmaci che curano la maculopatia. È una forma di degenerazione al centro della retina che in Lombardia colpisce 20 mila pazienti. La differenza è che l’Avastin prodotto da Roche costa 80 euro a iniezione. Il Lucentis di Novartis, 900. Sul mercato c’è poi un terzo farmaco, l’Eylea della Bayer. Dal 1° agosto 2019 Regione Lombardia riconosce un unico rimborso di 55,60 euro per singola somministrazione per occhio, indipendentemente dal farmaco utilizzato. La conseguenza è che di fatto le cure più costose si trovano fuori mercato. Tranne casi eccezionali, l’ospedale che le utilizza non sarà più rimborsato dal servizio sanitario a pieno titolo, ma solo a 55,60 euro. Il provvedimento scatta dopo che, alla fine di un’epopea giudiziaria, il Consiglio di Stato sentenzia: «Roche e Novartis hanno attivato un’intesa restrittiva della concorrenza volta ad ottenere una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, manipolando la percezione dei rischi dell’uso in ambito oftalmico di Avastin». L’effetto dei due medicinali viene considerato equivalente. E anche il farmaco della Bayer, estranea al caso, ci va di mezzo.

L’ira degli oculisti

Apriti cielo! La decisione dell’assessorato alla Sanità scatena l’ira degli oculisti: e in un caso, un medico, universitario di fama, si rifiuta di curare i pazienti con il farmaco meno costoso e disdice gli appuntamenti tra le proteste dei malati (il riferimento è al primario del Sacco, uno dei centri di oculistica più importanti di Milano, Giovanni Staurenghi).

Contratti da ricercatore

Sfuggito in questo trambusto è che, negli stessi giorni, alla Statale si sta svolgendo un concorso finanziato dalla casa farmaceutica Bayer per un posto da medico ricercatore al Policlinico per tre anni. Proprio per le malattie dell’apparato visivo. Tra i compiti che il prescelto sarà chiamato a svolgere: «Attività scientifica di ricerca clinica in ambito oftalmologico su patologie retiniche degenerative e genetiche (come la maculopatia, ndr). E funzioni clinico-assistenziali, cioè attività ambulatoriale e chirurgica». Un concorso simile si era svolto anche pochi mesi prima per il Sacco. Finanziatore sempre la Bayer. La casa farmaceutica produce l’Eylea, meno conosciuto ma che cura sempre la maculopatia. Costo di una fiala 552 euro. La delibera della Regione con i rimborsi bloccati a 55,60 euro di fatto taglia dal mercato anch’esso, tanto che la multinazionale fa ricorso contro il provvedimento come Novartis (il Tar si esprimerà in primavera).

Conflitto di interessi?

La Bayer non fa nulla di illegale a finanziare i contratti perché la legge lo permette. La stessa cosa l’hanno fatta o avrebbero potuto farla anche altre case farmaceutiche — in questo come in altri ambiti — in accordo con i primari perennemente alle prese con i soldi che mancano. Al momento non c’è nulla di ufficiale. Ma la questione è stata discussa nel cda dell’ateneo e tiene banco tra i ben informati: contratti di questo tipo — assicurano da via Festa del Perdono — non si ripeteranno.


Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/19_dicembre_16/cosi-aziende-farmaceutiche-pagano-contratti-medici-stop-statale-d53c9fe6-1f70-11ea-92c8-1d56c6e24126.shtml