La truffa sui farmaci: «Riempi i frigoriferi fino a farli scoppiare»

La truffa sui farmaci: «Riempi i frigoriferi fino a farli scoppiare»

Lo stratagemma con il quale nove ospedali del gruppo privato San Donato acquistavano farmaci . Le intercettazioni: pagano caro, sono furbacchioni

Dentro i frigoriferi, anche a costo di stiparli. Dietro lo stratagemma con il quale nove ospedali del gruppo privato San Donato acquistavano farmaci (rimborsati a prezzo pieno dalla Regione) da otto case farmaceutiche che poi gli riconoscevano uno sconto non comunicato però alla Regione e dunque lucrato, non c’era solo il danno alla collettività (10 milioni restituiti ora dal gruppo alla Regione su pungolo dell’inchiesta dei pm Boccassini e Storari): per Gdf e Procura c’era anche una distorsione nelle ragioni di acquisto dei farmaci. In una intercettazione tra un dipendente e un consulente del gruppo San Donato (Mario Giacomo Cavallazzi, ieri agli arresti domiciliari con l’ex capo ufficio acquisti Massimo Stefanato), «il numero di confezioni da acquistare viene ricollegato alla necessità di raggiungere gli obiettivi da cui dipendono le note di credito e non alle reali esigenze cliniche (“per fortuna gli è arrivato l’altro frigorifero, li mette lì e poi si vedrà”)»; ed «esplicita è la necessità di raggiungere a tutti i costi» il piano, «facendo le scorte e riempiendo i frigoriferi di farmaci (“fino a farlo scoppiare, ma bisogna portare a casa l’obiettivo”)».

Felici le case farmaceutiche, perché «come il San Donato non esiste, il San Donato, il San Raffaele mi fattura più di tre Asl messe insieme...». E pure il gruppo ospedaliero, pur pagando i farmaci a un prezzo più alto di quello di mercato, ricavava il vantaggio di annullare i tagli lineari della Regione, finalità ben chiara ad esempio ai due dipendenti della farmaceutica Mylan che il 21 marzo 2018 ridono: «Gli facciamo l’offerta a sconto legge (risata, ndr ). Giustamente tu mi dirai: ma scusa, ma perché questo (il consulente del gruppo San Donato, ndr ) un farmaco che sul mercato va, non so, a 10 euro, questo lo compra a 300 euro? Che è, scimunito questo? Invece quello è un furbacchione... cioè hanno messo in piedi veramente un’industria...».

Per un verso il gip Roberto Crepaldi addita intercettazioni indirette nelle quali gli arrestati di ieri sembrano nascondere le dimensioni della truffa ai vertici del gruppo, per esempio Cavallazzi al telefono con una dipendente Bayer il 28 marzo 2018: «Stiamo lottando con la nostra presidenza... Loro sono molto preoccupati delle note di credito... Perché ai nostri grandi del gruppo, a quelli che parlano con le istituzioni, che sono andati in Regione... il buon Medaglia (dirigente regionale accortosi del trucco, ndr ) a questi qui ad un certo punto gli ha detto: “Eh sì, ma tanto noi lo sappiamo che voi comunque avete le note di credito, no”? E loro non hanno saputo cosa rispondergli, e per fortuna non gli hanno risposto, perché non lo sapevano per niente del...». Per altro verso, però, agli inquirenti pare «più esplicito, nel senso di dover nascondere l’esistenza delle note di credito», una riunione del 20 marzo 2018 tra la responsabile relazioni istituzionali del gruppo e Stefanato e Cavallazzi, «nel corso della quale la prima chiede conto della dimensione degli “sconti”, richiesta a fronte della quale Stefanato chiede di “vederci di persona”». Con Cavalazzi che due giorni dopo, riferendosi a lei, sibila: «Lei di quella roba lì delle note di credito non deve neanche parlarne (...) Meno gente parla di quella roba lì e meglio è...».


Fonte: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/19_dicembre_12/truffa-farmaci-riempi-frigoriferi-fino-farli-scoppiare-a2fe3f7a-1cbf-11ea-9d5e-8159245f62dc.shtml